<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-31020157511349234</id><updated>2011-04-22T02:07:14.387+02:00</updated><title type='text'>Stormy Summit</title><subtitle type='html'></subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://stormysummit.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31020157511349234/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stormysummit.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>Max</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576079152335822998</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>13</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-31020157511349234.post-7108773095264522714</id><published>2009-03-20T20:11:00.002+01:00</published><updated>2009-03-20T20:27:20.186+01:00</updated><title type='text'>C'era una volta la "business ethics"</title><content type='html'>AIG la (ex) più grande assicurazione al mondo ha distribuito bonus pari ad una media di $395,000 a 418 dei geni che l'hanno portata alla bancarotta. L'ha fatto utilizzando soldi dei contribuenti che l'hanno soccorsa e poi si è stupita perché gli stessi contribuenti si sono inc... come delle iene ed hanno chiesto la restituzione dei bonus... l'amministratore delegato si è giustificato dicendo che sono per evitare che i dipendenti se ne vadano a lavorare da qualche altra parte... mah, dico io, in questa congiuntura economica dove vuoi che vadano, al massimo vanno in pensione, se hanno preso bonus così negli ultimi 2-3 anni possono permetterselo!&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Unicredit chiede una ulteriore ricapitalizzazione di circa €4 miliardi con soldi pubblici ad Italia e Austria, mentre chiude il 2008 con un utile di... €4.012 miliardi, seppur in calo di circa 40%. Ma, non penseranno mica di distribuire dividendi e poi chiedere altri soldi ai contribuenti, hanno l'utile, che lo reinvestano per ricapitalizzarsi. Forse Profumo ha saltato la lezione di contabilità e finanza all'università in cui spiegavano che l'utile è parte del patrimonio netto dell'azienda, prima che dividendo, stock option, etc.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;C'era una volta l'etica anche nelle aziende. C'erano i corsi che teneva Jeremy Rifkin a Warthon. C'era Adriano Olivetti. C'erano gli azionisti che decidevano cosa fosse meglio per l'azienda. Oggi ci sono i CEO, insomma gli amministratori delegati, che fanno il bello e il cattivo tempo, che decidono i propri stipendi e quelli di consiglieri e sindaci che dovrebbero controllarli, che invocano il liberismo e Adam Smith, ma si nascondono sotto le sottane di mamma pubblica amministrazione, lo spiegava meglio di me, alcuni anni fa, Joel Balkan, nel libro THE CORPORATION. Possiamo solo augurarci che la crisi spazzi via un po' di questi soggetti e non solo qualche milione di dipendenti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/31020157511349234-7108773095264522714?l=stormysummit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stormysummit.blogspot.com/feeds/7108773095264522714/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=31020157511349234&amp;postID=7108773095264522714' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31020157511349234/posts/default/7108773095264522714'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31020157511349234/posts/default/7108773095264522714'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stormysummit.blogspot.com/2009/03/cera-una-volta-la-business-ethics.html' title='C&apos;era una volta la &quot;business ethics&quot;'/><author><name>Max</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576079152335822998</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-31020157511349234.post-7530857999037111996</id><published>2008-12-24T12:28:00.005+01:00</published><updated>2009-01-10T14:35:12.051+01:00</updated><title type='text'>Legalità - repressione o cultura</title><content type='html'>Faccio una cosa illegale per parlare di legalità:)&lt;br /&gt;Questo post non propone nessun nuovo commento, ma vuole solo citare un estratto dall'intervista al pubblico ministero Francesco Greco fatta per il libro "Mani Sporche" di Gianni Barbacetto, Peter Gomez e Marco Travaglio. Penso che questo passaggio dell'intervista riassuma in modo tristemente eccellente la condizione dell'Itali(etta) e non solo sul tema legalità:&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"La legalità è un fatto culturale, prim'ancora che funzionale o repressivo. O ci mettiamo in testa che le regole devono essere rispettate e che a ogni diritto corrisponde un dovere, o siamo spacciati. Questa non è più una società di diritto, ma di interessi: e il diritto senza dovere è essenzialmente il proprio interesse. Ecco: dobbiamo riuscire a immaginarci una nuova società del diritto, perché - come diceva Guido Rossi - &lt;&lt; in Italia non c'è una questione morale: c'è una questione giuridica&gt;&gt;. Nel senso che il vero problema è la scomparsa del diritto. Questo è un fatto culturale, prima che amministrativo. Governano le corporazioni: sulle liberalizzazioni del ministro Bersani, ciascuna corporazione ha difeso il proprio orticello. In Italia non passa un concetto fondamentale: il diritto ha un costo, e se non costa non è un diritto, è un abuso..."&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/31020157511349234-7530857999037111996?l=stormysummit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stormysummit.blogspot.com/feeds/7530857999037111996/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=31020157511349234&amp;postID=7530857999037111996' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31020157511349234/posts/default/7530857999037111996'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31020157511349234/posts/default/7530857999037111996'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stormysummit.blogspot.com/2008/12/legalit-repressione-o-cultura.html' title='Legalità - repressione o cultura'/><author><name>Max</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576079152335822998</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-31020157511349234.post-5677613387731265595</id><published>2008-12-02T22:46:00.006+01:00</published><updated>2008-12-04T10:41:25.132+01:00</updated><title type='text'>Protocollo di Kyoto in Salsa Tedesca</title><content type='html'>Il 28 novembre scorso il Ministero dell’Ambiente del governo federale tedesco ha emesso un comunicato stampa che indicava che la Germania è in anticipo sugli obiettivi del protocollo di Kyoto (http://www.google.com/hostednews/afp/article/ALeqM5gwuXipGoM23C8X_WKiZi-uUnANEA). Secondo i dati del governo tedesco, nel 2007 l’emissione di gas serra è stata del 22.4% in meno rispetto al 1990 – il protocollo di Kyoto prevedrebbe una riduzione del 20% entro il 2012. Lo stesso comunicato stampa invitava a leggere i dati con prudenza, perché:&lt;br /&gt;1. L’inverno 2007 è stato insolitamente mite, perciò i consumi di combustibili per riscaldamento sono stati più bassi della media.&lt;br /&gt;2. Nel 2007 è stata incrementata una tassa sugli oli da riscaldamento, perciò a fine 2006 c’è stata la corsa allo stoccaggio del carburante prima che la tassa producesse i suoi effetti. E, dato che l’emissione dei gas è stimata in corrispondenza del periodo d’acquisto del combustibile inquinante, e non dell’effettiva emissione dei gas, c’è una distorsione nei dati “a favore” del 2007 che non è sostenibile nel lungo periodo.&lt;br /&gt;3. Le emissioni dovute agli impianti di generazione di energia sono aumentate, anche a causa di cinque impianti nucleari che non funzionavano a pieno ritmo e dell’incremento del prezzo del petrolio che ha fatto spostare i produttori verso il carbone, maggiormente inquinante.&lt;br /&gt;Fra l’altro, resta il fatto che la Germania è il più grande emettitore di gas serra in Europa con oltre 950 milioni di tonnellate all’anno, quindi, anche se fossero effettivamente migliorati, sarebbero sempre la pecora nera… ma insomma d’altra parte sono il paese più popoloso e più industrializzato del vecchio continente.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Indipendentemente da tutte le cautele sul dato del singolo anno, questo comunicato stampa ha sollecitato la mia curiosità su due punti:&lt;br /&gt;A. C’è effettivamente in Germania un trend di lungo periodo di riduzione dei gas serra?&lt;br /&gt;B. Tale riduzione ha avuto un impatto negativo sull’economia, come paventano il nostro mirabile primo ministro e i capi di stato di alcuni paesi dell’Europa Centro-Orientale?&lt;br /&gt;Per soddisfare la mia insaziabile curiosità sono andato a spulciarmi una certa quantità di dati, quanto più possibile di lungo termine e imparziali (http://epp.eurostat.ec.europa.eu); ed ho confrontato la Germania con l’Italia. Per confrontare apple-to-apple… come dicono gli americani… ho considerato dati che vanno dal 1991 al 2005, perché dopo il 2005 i dati non sono omogenei, prima del 1991 i dati Eurostat conteggiano “le due Germanie” separatamente. &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La prima curiosità è presto soddisfatta. Prendendo come riferimento la CO2, il più importante gas serra in termini di quantità (dopo il vapore acqueo), nel 1991, la Germania emetteva oltre 994 milioni di tonnellate (12.5 pro-capite), mentre, nel 2005, ne emetteva circa 877 milioni (10.6 pro-capite), ovvero un calo di circa il 12%. Nello stesso periodo l’Italia passava dai 434 milioni di tonnellate (7.7 pro-capite), del 1991, ai circa 492 milioni (8.4 pro-capite), del 2005; un incremento di circa il 13%. Risposta alla curiosità A: LA GERMANIA EMETTE CIRCA IL DOPPIO DI GAS SERRA DELL’ITALIA (ma la differenza è molto più piccola se si considera il dato pro-capite), MA NEGLI ULTIMI 15 ANNI LE EMISSIONI SONO CALATE, MENTRE IN ITALIA SONO AUMENTATE. Alcuni critici fanno notare che è tutto merito di alcuni impianti di generazione di energia e impianti industriali molto inquinanti smantellati nella ex-DDR ad inizio anni ‘90 e non di politiche particolarmente innovative. A parte il fatto che la dismissione d’impianti vecchi mi pare una politica coraggiosa ed innovativa, la riduzione delle emissioni è continuata anche in questo decennio; infatti, ancora nel 2000, le tonnellate emesse erano oltre 883 milioni.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La risposta alla seconda curiosità non è altrettanto univoca. Innanzitutto, perché chi scrive non conosce i rudimenti di econometria per poter mettere in piedi una valutazione completa. Quindi mi accontento di approssimazioni:&lt;br /&gt;• La lotta ai gas serra impone al paese un rallentamento della crescita economica in termini di Prodotto Interno Lordo (PIL)? SEMBRA DI NO. Il PIL pro-capite in Germania è salito da 18,300 euro, nel 1991, a 27,200, nel 2005; un incremento di circa il 49% (incremento medio annuo 2.9%). Nello stesso periodo, in Italia, siamo passati da 17,000 euro a 24,400 euro; un incremento di circa il 44%, ovvero meno dei tedeschi, seppur da noi le emissioni siano aumentate…&lt;br /&gt;• La lotta ai gas serra impone al paese un rallentamento della crescita economica in termini di occupati? FORSE. Il tasso di disoccupazione in Germania è passato dall’8% del 1995 al 10.7% del 2005, mentre in Italia è sceso dal 11.2% al 7.7%.&lt;br /&gt;• La lotta ai gas serra va a scapito dell’industria automobilistica, perché impone ai costruttori standards troppo costosi per la costruzione di veicoli? SEMBRA DI NO. Il valore aggiunto (misura del contributo di ogni settore al PIL) del settore produzione di mezzi di trasporto è salito in Germania da circa 48 miliardi di euro, nel 1991, a 75 miliardi di euro, nel 2005; un incremento medio annuo del 3.2%. In Italia si è passati da circa 11.6 miliardi a 12.1; un incremento medio annuo inferiore allo 0.5%.&lt;br /&gt;• L’abbandono di fonti di energia elettrica inquinanti a favore di fonti alternative fa incrementare il costo dell’elettricità in modo significativo? SEMBRA DI NO. In Germania, il costo, in euro per kilowattora ed al netto delle tasse, è aumentato in media dello 0.6%, fra il 1991 e il 2005, per le famiglie e calato dello 0.6% per le industrie. Nello stesso arco temporale, in Italia, il costo per le famiglie è calato dello 0.7%, mediamente ogni anno, e per le industrie è aumentato dello 0.6%.&lt;br /&gt;• Il governo tedesco avrà sicuramente foraggiato fonti alternative con uno spreco di denaro pubblico che sarebbe potuto andare ad altri usi più efficaci? BOH. La spesa totale del settore pubblico tedesco era il 46.3% del PIL, nel 1991, e il 46.8% nel 2005; c’è stato un picco oltre il 50% nella prima metà degli anni ’90, in corrispondenza degli ammortizzatori economici e sociali messi in campo per allineare le due Germanie. In Italia, la percentuale di spesa pubblica sul PIL era il 54%, nel 1991, ed è scesa fino al 48%, nel 2005.&lt;br /&gt;• I tedeschi saranno stati costretti ad abbandonare il trasporto su gomma per usare più frequentemente scomodissimi treni? SEMBRA DI NO. Il trasporto di merci su gomma è passato dal 59% dei volumi totali movimentati, nel 1991, al 66% nel 2005; l’utilizzo di automobili per trasporto passeggeri è passato dall’84.6% dei passeggeri, nel 1991, all’85.6%, nel 2005. In Italia, il trasporto merci su strada è passato dall’87% al 90% (siamo riusciti ad aumentarlo, nonostante fosse già altissimo); quello di passeggeri in auto dall’80.6% all’82%.&lt;br /&gt;Di nuovo, tutti gli indicatori di cui sopra sono approssimazioni, medie nazionali che non vanno a vedere il dato specifico – ad esempio dalla spesa pubblica si potrebbero togliere gli interessi sul debito, che in Italia hanno un grosso impatto –, non tengono conto delle correzioni necessarie per l’inflazione, ne pretendono di spiegare relazioni fra molteplici fattori (per chi avesse la pazienza di guardare dati molto più articolati suggerisco il seguente link - http://www.iccfglobal.org/pdf/GermanStudy.pdf). Ma tant’è, la Germania ha diminuito l’emissione di gas serra pur mantenendo una crescita economica simile all’Italia… ah, e nello stesso tempo ha integrato la Germania Est… Insomma, la risposta alla curiosità B è: SEMBRA DI NO.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;E poi un governo che ti comunica che sta raggiungendo gli obiettivi di Kyoto in anticipo, ma nello stesso tempo è abbastanza onesto da non indorare la pillola, dicendoti quali vizi potrebbero esserci nel dato specifico del 2007, mi sembra già una bella ventata d’aria fresca… insomma, è la Germania che ci fa cu-cu.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/31020157511349234-5677613387731265595?l=stormysummit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stormysummit.blogspot.com/feeds/5677613387731265595/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=31020157511349234&amp;postID=5677613387731265595' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31020157511349234/posts/default/5677613387731265595'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31020157511349234/posts/default/5677613387731265595'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stormysummit.blogspot.com/2008/12/protocollo-di-kyoto-in-salsa-tedesca.html' title='Protocollo di Kyoto in Salsa Tedesca'/><author><name>Max</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576079152335822998</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-31020157511349234.post-89626761619687018</id><published>2008-10-16T21:32:00.003+02:00</published><updated>2008-10-17T11:02:36.473+02:00</updated><title type='text'>Apocalypse Now</title><content type='html'>Oltre duecento anni fa l'economista Thomas Robert Malthus prediceva che la popolazione mondiale sarebbe cresciuta con progressione geometrica, mentre la produzione agricola sarebbe cresciuta con progressione aritmetica. In parole povere l'uomo (inteso come specie di essere vivente), secondo Malthus, non sarebbe riuscita a produrre abbastanza per sopravvivere, per cui il numero di persone si sarebbe ridotto fino a ritornare in equilibrio con le risorse disponibili. Da quel momento il progresso tecnologico e i suoi colleghi economisti hanno fatto a gara per sconfessare (a volte deridere) Malthus. Ma forse non aveva tutti i torti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Lo sostiene in un recente articolo su Scientific American anche Jeffrey Sachs. Professore di economia alla Columbia University e a lungo criticato fra fine anni '80 ed inizio anni '90 come regista di quelle shock therapies che hanno causato non pochi danni in Russia, Polonia, Bolivia (http://www.sciam.com/article.cfm?id=are-malthus-predicted-1798-food-shortages); ma oggi uno dei maggiori esperti di economia dello sviluppo e attivamente impegnato nel tentativo di far uscire dalla povertà molti paesi africani. Nel suo articolo, Sachs fa notare come l'uomo abbia sì sconfitto finora il paradigma di Malthus tramite il progresso tecnologico, ma fa anche notare come buona parte di tale progresso sia stato indirizzato a sfruttare più risorse più intensamente e non ad ottenere di più dalle stesse risorse (più input dal medesimo output, come ci si aspetterebbe da un incremento di produttività). Sachs però sostiene anche che siamo ancora in tempo per cambiare traiettoria. Io non ne sono tanto convinto; secondo me abbiamo piantato i semi per la nostra estinzione, o comunque per una drastica riduzione della popolazione mondiale. D'altra parte il numero di persone sottonutrite al mondo è di 950 milioni, un numero in crescita rispetto agli anni '90; in particolare nell'Africa sub-sahariana dove si è passati da 169 milioni, nel 1990-92, a 213 milioni, nel 2002-2004 (ultimi dati ufficiali FAO - http://www.fao.org/es/ess/faostat/foodsecurity/index_en.htm). Poco importa che in termini percentuali tale numero pesi meno sul totale della popolazione mondiale, si tratta di persone, le percentuali non contano.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Credo che i presupposti per invertire questo trends non ci siano, al contrario di quanto sostiene Sachs, perché non si tratta di scelte economiche, di cambiare qualche incentivo, ma della natura stessa dell'uomo. Dando un'occhiata a Gaia (il pianeta Terra inteso come organismo vivente), mi viene spontaneo osservare che gli esseri viventi sono divisibili (molto grossolanamente) in due gruppi: esseri che sono molto numerosi e collaborano per procacciarsi l'energia per vivere sfruttando una grande varietà di altre specie, ma senza minarne la sopravvivenza, oppure specie costituite da relativamente pochi individui e sono fortemente individualisti e competitivi (uccidono anche esseri della propria specie) nel procacciarsi l'energia da altre specie che stanno a livelli inferiori, ma proprio perché sono in pochi non vanno a minare la sopravvivenza delle loro fonti di sostentamento. L'uomo ha rotto tale equilibrio! Siamo profondamente individualisti e pronti ad eliminare altri uomini per ottenere cibo, fonti fossili di energia, aria respirabile, etc. etc., ma allo stesso tempo siamo moltissimi; secondo alcune stime 9 miliardi entro metà secolo. Da questo circolo vizioso si esce solo in due modi: o si diventa collaborativi, e quindi si cambia il modello di sfruttamento delle risorse (per esempio attraverso nuovi modi di produrre e misurare ricchezza), o si riducono il numero di individui individualisti in competizione. E dato che segnali di una più diffusa disponibilità a collaborare e a pensare in termini collettivi alla specie umana non si vedono all'orizzonte, come ben dimostrato dall'ingordigia che ha portato agli attuali disastri finanziari (http://it.youtube.com/watch?v=BKsixRnJwj4&amp;amp;feature=related), l'esito più probabile è che qualche gruppo etnico, politico, economico decida di riportare l'equilibrio tramite l'egemonia e l'eliminazione (più o meno esplicita) dell'eccedenza.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Se anche uno dei più importanti economisti della nostra epoca va a ripescare Malthus, siamo davvero ad un soffio dalla catastrofe!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/31020157511349234-89626761619687018?l=stormysummit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stormysummit.blogspot.com/feeds/89626761619687018/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=31020157511349234&amp;postID=89626761619687018' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31020157511349234/posts/default/89626761619687018'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31020157511349234/posts/default/89626761619687018'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stormysummit.blogspot.com/2008/10/apocalypse-now.html' title='Apocalypse Now'/><author><name>Max</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576079152335822998</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-31020157511349234.post-3728806912818181148</id><published>2008-09-30T20:43:00.002+02:00</published><updated>2008-09-30T22:01:44.980+02:00</updated><title type='text'>Anche gli Economisti sbagliano!</title><content type='html'>Francesco Giavazzi ed Alberto Alesina sono due dei più insigni economisti italiani degli ultimi 20 anni. Nel 2006 hanno scritto un libro intitolato "Goodbye Europa" in cui sostengono che il vecchio continente dovrebbe diventare molto più simile agli Stati Uniti per arrestare un declino economico che loro sostengono altrimenti inesorabile. A mio avviso, Giavazzi ed Alesina, in mezzo a molte cose giuste, tipo la necessità di abbattere lobbies inutili, commettono l'errore di sovrasemplificare esageratamente i problemi, e soprattutto le soluzioni che propongono, anzi, la soluzione: più libero mercato. Di seguito elenco tutti i punti che maggiormente mi sono saltati agli occhi nel leggere il breve saggio.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;Partiamo dall'introduzione. Giavazzi ed Alesina scrivono: "L'Europa deve adottare con urgenza riforme su ampia scala per rendere i suoi mercati e le sue istituzioni (come le università e le banche) molto più simili a quelli degli Stati Uniti;..." Beh, visti i disastri degli ultimi 12 mesi non penso che il settore finanziario statunitense sia da prendere da esempio. E' vero che poi nel testo i due autori fanno alcuni distinguo, ad esempio mettendo l'accento sulla necessità anche negli U.S. di risolvere problemi di asimmetrie informative di quegli insiders delle banche d'investimento che sfruttano la propria posizione privilegiata a tutto svantaggio dei piccoli risparmiatori. Comunque l'affermazione di cui sopra è una grossolana semplificazione; anche sulle università ho qualche riserva di cui discuto di seguito.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Sempre nell'introduzione il saggio dice che agli inizi del '900 l'Argentina era uno dei paesi più ricchi del mondo, ma mentre il mondo cambiava gli argentini "continuarono a pensare che per restare ricchi bastasse esporare grano e carne bovina" il che avrebbe portato al crollo del sistema nel 2001. Gli autori forse dimenticano il saccheggio operato da molte multinazionali con la protezione del regime violento che ha causato la morte e la sparizione di migliaia di persone fra metà anni '70 e metà anni '80.&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Nel primo capitolo gli autori fanno una breve analisi di due modelli sociali che hanno ovviamente un impatto sull'interpretazione che i cittadini statunitensi ed europei danno del proprio benessere / felicità. L'analisi fatta sembra un po' sprezzante del modello europeo dove si dice che la disuguaglianza sociale non infastidisce gli americani poveri, ma gli europei ricchi... beh, a parte che da europeo (non particolarmente ricco) mi sento totalmente in sintonia con chi definisce il benessere in modo più ampio della ricchezza e della dinamicità economica, includendo anche salute, uguaglianza sociale e culturale, conservazione dell'ambiente, etc. mi stupisce che nel resto del libro gli autori si dimentichino di questa differenza che loro stessi sottolineano e diano come soluzione a tutti i problemi più mercato, seppur con qualche sottile distinguo. La storia e il contesto sociale dei vari paesi penso abbiano un peso ben maggiore di quanto il saggio dice nell'identificare possibili soluzioni.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Parlando dell'immigrazione e dei problemi di una società multietnica, con cui l'Unione Europea allargata deve fare i conti, il saggio indica che l'Europa ha già fallito nell'attrarre i russi qualificati che si sono trasferiti negli U.S. dopo la caduta del muro di Berlino, mentre l'Europa è arrivata in ritardo ed ha attratto solo pochi oligarchi "stabilitisi in Costa Azzurra" e "un pugno di allegri musicisti di strada". Concordo in questo caso, ma aggiungerei una precisazione, gli europei hanno attratto anche la mafia russa che infesta ad esempio Londra, forse valeva la pena menzionarli per rendere il messaggio più incisivo.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;A più riprese, ad esempio nel capitolo dedicato a "Tecnologia, Ricerca ed Università", gli autori sostengono che l'Europa dovrebbe aumentare la spesa per la difesa per stimolare la ricerca. Davvero nel 21emo secolo non abbiamo altri mezzi per far progredire l'information technology, la biologia, la chimica, la fisica, la genetica ed altre scienze pure ed applicate, che non consista nel accumulare armamenti che prima o poi potrebbero essere usati per ammazzare migliaia di persone??? E' vero, Israele e gli Stati Uniti hanno fatto molti progressi grazie alla ricerca per la difesa, ma altri paesi, come i paesi Scandinavi, o il Giappone hanno anch'essi contribuito alla crescita tecnologica del mondo, pur senza dominare politicamente il mondo; Giavazzi ed Alesina sosterrebbero probabilmente che quei paesi hanno solo imitato non inventato.&lt;br /&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Nel capitolo su Concorrenza, Innovazione e il Mito dei Campioni Nazionali, gli autori spiegano in modo convincente che deregolamentare mercati dei prodotti e dei servizi si possono produrre benefici per i consumatori, per cui sarebbe necessario forzare la mano dei gruppi di interesse (notai, tassisti, banche, etc.) che rallentano le riforme. Gli autori però demonizzano anche i sindacati sostenendo che questi lottano per appropriare a favore dei lavoratori parte delle rendite di posizione nei settori protetti. Vero, ma d'altra parte, se non ci fossero le rendite andrebbero per intero ai proprietari di quelle aziende, che ne hanno davvero poco bisogno.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Il saggio discute anche l'impatto che i farraginosi sistemi giudiziari di origine napoleonica hanno sulla flessibilità dell'economia. Anche qui gli autori sostengono che i sistemi di common law anglosassoni sono migliori, perché la procedura è più snella. Giavazzi e Alesina dimenticano che la storia sociale e culturale del sud europa, dove l'onestà e la fiducia nel prossimo sono sicuramente minori che in Nord Europa e Nord America, quelle procedure più snelle produrrebbero esiti giudiziari più iniqui!&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Nella discussione sui Conflitti d'Interesse e Mercati Finanziari, gli autori indicano che la gestione del risparmio in Italia è troppo concentrata a pochi grandi banche. Vero! Ma gli attuali disastri americani fanno impallidire i nostri Cirio e Parmalat per volume di potenziali perdite. Quindi presumo che la soluzione sia molto più complicata che semplicemente adottare il modello americano.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;A pagina 158, gli autori argomentano che è giusto che anche all'interno dell'Europa, come negli U.S. i modelli di protezione sociale, gli orari di lavoro, i modelli contrattuali non siano troppo uniformati, per permettere di adeguarsi ai diversi modelli sociali... beh torniamo ad uno dei primi punti, gli autori stessi, in qualche modo contraddicendosi, arrivano a dire che non esiste una soluzione migliore in assoluto... allora come possono pretendere che l'Europa risolva i propri problemi diventando come gli U.S.?&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Interessantissimi i paragrafi sulla politica agricola della comunità europea, che assorbe una quantità spropositata di risorse per proteggere un settore a tutto danno dei paesi in via di sviluppo. Soprattutto è stato interessante scoprire che grandi quote dei fondi europei vanno a grandi aziende, incluse Philip Morris e Royal Dutch Shell e non ai piccoli coltivatori!!!&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Nel capitolo sui conti pubblici il saggio riporta un'opinione che ritengo abobinevole quando descrive le ragioni del deficit pubblico statunitense "Lasciando da parte le guerre, la maggior parte degli economisti concorda con l'opinione che i tagli delle tasse e l'aumento delle spese non militari sono stati eccessivi". Beh, io penso che le guerre non possano essere lasciate da parte! La guerra sbagliata in Iraq è una delle cause dell'incremento insensato delle spese per la difesa, a tutto beneficio di pochi grandi prime contractors, come Halliburton e Lockheed Martin. Non penso le scelte politiche e quelle economiche possano essere scisse con tanta leggerezza. La guerra meno di ogni altra cosa può essere una giustificazione di spese pubbliche pazze!&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Ancora nel capitolo sui conti pubblici gli autori sostengono che gli europei siano troppo "fissati" con il ruolo delle pubbliche amministrazioni nel fornire servizi come il welfare, l'istruzione e la sanità e che invece il settore privato possa farlo altrettanto bene... chiedere agli americani per capire quanto si sentano protetti dalle pensioni private e quanti ragazzi siano esclusi da una buona istruzione elementare, media e superiore dal sistema di scuole private.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;Nel capitolo finale, la raccomandazione di liberalizzare i mercati dei prodotti e dei servizi passa, secondo gli autori, ad esempio attraverso il modello della grande distribuzione americana, dei Wal-Mart per intenderci e dei centri commerciali. Dovremmo forse considerare quali sono gli effetti sociali della scomparsa dei piccoli dettaglianti nei quartieri residenziali delle grandi città. Il centro commerciale non può sostituire la piazza.&lt;/li&gt;&lt;li&gt;La privatizzazione dei servizi di pubblica utilità potrebbero essere necessariamente la soluzione ad una migliore qualità dei servizi. Le proteste in giro per il mondo contro le aziende che gestiscono gli acquedotti pubblici sono un interessante esempio. Sarebbe forse interessante capire come introdurre incentivi di tipo concorrenziale al miglioramento del servizio. Negli ultimi anni la città di Trondheim è andata in direzione esattamente opposta alla selvaggia privatizzazione delle utilities e gli esiti sono estremamente positivi.&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;Insomma, i problemi, e soprattutto le soluzioni sono sicuramente più complesse di quanto sembrino prospettare i professori Giavazzi ed Alesina. Fattori sociali e culturali hanno un impatto spesso più drammatico dei puri incentivi economici da libero mercato. Come gli autori stessi indicano, il modello di flex-security danese che permette di licenziare con facilità, ma al tempo stesso fornisce protezione sociale ai lavoratori e gli permette di trovare un nuovo lavoro in breve tempo, poggia sull'onestà degli scandinavi, che non sfruttano il sistema per vivere di sussidi... purtroppo in Italia si ha la situazione esattamente opposta, anche a fronte di protezioni sociali minori, la ricerca dell'inganno per vivere alle spalle dello stato è una pratica generalizzata. Occorre a mio avviso una riflessione più profonda... speriamo che esista davvero quella terza via fra comunismo e libero mercato che Giavazzi ed Alesina escludono a priori!&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/31020157511349234-3728806912818181148?l=stormysummit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stormysummit.blogspot.com/feeds/3728806912818181148/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=31020157511349234&amp;postID=3728806912818181148' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31020157511349234/posts/default/3728806912818181148'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31020157511349234/posts/default/3728806912818181148'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stormysummit.blogspot.com/2008/09/anche-gli-economisti-sbagliano.html' title='Anche gli Economisti sbagliano!'/><author><name>Max</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576079152335822998</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-31020157511349234.post-8227068053804334688</id><published>2008-05-24T22:09:00.000+02:00</published><updated>2008-05-27T22:10:59.896+02:00</updated><title type='text'>Ri-democratizzazione della politica e il valore sostanziale di uguali libertà politiche</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:10;"  &gt;C’e’ un motivo ricorrente nei propositi dichiarati di questo movimento e in vari blogs qui affissi. Cito schegge da vari contributi.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:10;"  &gt;Il problema:&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:10;"  &gt;“&lt;b style=""&gt;Postdemocrazia&lt;/b&gt;: la politica è una questione privata tra i politici e le elite (multinazionali, lobbies di categoria) che hanno il potere di influenzare i Governi dei Paesi”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:10;"  &gt;“si è creata una … massa indifferente a fini e obiettivi di futuro, quindi ripiegata su se stessa”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:10;"  &gt;“il fuori è stato trasformato in dentro e privatizzato”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:10;"  &gt;“la questione di un tipo sbagliato di società è stata stralciata dall'agenda”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:10;"  &gt;"le nostre vite sono ormai diventate soluzioni biografiche a contraddizioni sistemiche”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:10;"  &gt;“mantenere la maggior parte delle persone nell'ignoranza è strumento chiave di dichiarazioni politiche vacue”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:10;"  &gt;Il proposito:&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:10;"  &gt;“crediamo sia giunto il momento di &lt;b style=""&gt;riappropriarci delle nostre vite e del contesto&lt;/b&gt; in cui viviamo”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:10;"  &gt;“contribuire alla restaurazione della democrazia sostanziale in Italia e nel mondo: dalla post-democrazia alla re-democratizzazione della politica”&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:10;"  &gt;“cultura di coinvolgimento politico del cittadino”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:10;"  &gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:10;"  &gt;Riconosco sia l’esistenza del problema, sia il merito del proposito. E vorrei cominciare a chiedermi e chiedervi attraverso quali azioni il proposito si puo’ attuare. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:10;"  &gt;Vorrei proporre &lt;b style=""&gt;sostanzialità delle libertà politiche&lt;/b&gt; e &lt;b style=""&gt;istruzione&lt;/b&gt; come due tra i mezzi fondamentali per questo scopo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:10;"  &gt;Con istruzione intendo non solo istruzione accessibile a tutti come strumento impareggiabile per mitigare le disuguaglianze sociali e naturali che fin dalla nascita decurtano arbitrariamente le opzionalità dei progetti di vita per alcuni più che per altri, ma anche istruzione allargata/ripensata per formare, tra l’altro, cittadini tanto rispettosi dei valori fondanti delle moderne società liberali e democratiche, quanto attrezzati per capire come sono progettati e come potrebbero essere riprogettati i processi politici delle loro società. Lascio il punto sul ruolo dell’istruzione a un altro blog (e/o a qualcun altro che ha contributi sul punto) e mi restringo qui al punto distinto della sostanzialità delle libertà politiche.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:10;"  &gt;Le citazioni sopra riportate ci ricordano che dovremmo pensare alle nostre vite, non dato il contesto che c’è (né cercando di procurare il contesto che farebbe più al nostro comodo), ma alla luce del contesto che ci dovrebbe essere. Chiaramente il dover essere non si può applicare a nessun contesto se non quello che è costituito o può essere cambiato dall’agire umano. Il contesto socio-politico è tale per definizione. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:10;"  &gt;Se c’è una cosa su cui ciascuno di noi ha dei diritti verso gli altri, quella cosa è la nostra persona, la nostra vita. E riconoscere questi diritti, che ciascuno ha verso gli altri, non ha molto valore senza riconoscere la natura politica di molti dei mezzi che sono cruciali per l’esercizio sostanziale di tali diritti. Mezzi quali le libertà che ci riconosciamo reciprocamente e un’equa divisione degli altri benefici (e dei pesi) prodotti dai sistemi di cooperazione sociale. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Effettive libertà politiche per ciascuno sono senz’altro tra i mezzi fondamentali, e controllati dall’agire umano, che determinano le condizioni e prospettive della nostra vita. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:10;"  &gt;Pensiamo ad alcune principali libertà politiche come votare per un ufficio politico o competere (o sostenere qualcuno che compete) per un ufficio politico o influenzare l’ordine del giorno del dibattito politico o sollecitare consenso attorno a un programma politico. Può essere conveniente per ciascuno che la logica della divisione del lavoro sia applicata anche ad alcuni aspetti pratici del fare politica e quindi qualcuno finisca per avere più effettivo potere politico di altri. Non sarebbe di per se un problema che soltanto pochi fanno i politici a tempo pieno, per esempio non sarebbe un problema nel caso in cui i molti abbiano consentito consapevolmente e volontariamente a questo sistema.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Ma la &lt;b style=""&gt;volontarietà del consenso&lt;/b&gt; può essere presupposta soltanto se il sistema politico è effettivamente aperto al cambiamento da parte della società che tale sistema governa. Solo se il cittadino ha &lt;b style=""&gt;l’effetiva libertà e capacità di prendere l’iniziativa per agire come avvocato del cambiamento&lt;/b&gt;, allora l’assenza di tale iniziativa può essere presa come consenso deliberato al sistema vigente.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;E l’effettività di tale libertà è una condizione cruciale. Se tale libertà è solo “legale”, la volontarietà del consenso al sistema vigente scompare. Non emigrare, osservare le leggi vigenti, pagare le tasse, persino votare, non sono comportamenti che di per sé possono essere presi come segni di consenso tacito al sistema vigente, poiché le conseguenze di non comportarsi così sarebbero di tale detrimento all’individuo da rendere le circostanze di tali comportamenti praticamente coercitive. Questo vale anche per il votare, per esempio quando il voto è un mezzo senza eguali per esprimere protesta, o per difendersi almeno parzialmente scegliendo il minore di due (o più) mali. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:10;"  &gt;Un’intensa partecipazione attiva di tutti alla vita politica democratica sarebbe presumibilmente una condizione sufficiente per la re-democratizzazione della politica, ma non è una condizione necessaria (né sarebbe probabilmente una soluzione praticabile). È necessario invece che tutti abbiano la possibilità effettiva di esercitare le proprie libertà politiche, indipendentemente dal fatto che poi i cittadini esercitino tali libertà o meno, in particolare &lt;b style=""&gt;la possibilità effettiva della libertà di proporre la riprogettazione stessa di processi politici&lt;/b&gt;. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:10;"  &gt;Non vi sorprenderà se cito da John Rawls per portare esempi concreti sulle misure necessarie per l’effettività delle libertà politiche. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:10;"  lang="EN-GB" &gt;“Historically one of the main defects of constitutional government has been the failure to insure the fair value of political liberty. The necessary corrective steps have not been taken, indeed, they never seem to have been seriously entertained. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;The fault lies in the fact that the democratic political process is at best regulated rivalry.…&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:10;"  lang="EN-GB" &gt;The liberties protected by the principle of participation lose much of their value whenever those who have greater private means are permitted to use their advantages to control the course of public debate… In due time they are likely to acquire a preponderant weight in settling social questions… Compensating steps must, then, be taken to preserve the fair value for all of the equal political liberties… &lt;b style=""&gt;Political parties are to be made independent from &lt;/b&gt;private economic interests (…be autonomous with respect to private demands, that is, &lt;b style=""&gt;demands not expressed in the public forum and argued for openly by reference to a conception of the public good&lt;/b&gt;…) by allotting them sufficient tax revenues to play their part in the constitutional scheme… &lt;b style=""&gt;Property and wealth must be kept widely distributed&lt;/b&gt;… &lt;b style=""&gt;government monies provided to encourage free public discussion&lt;/b&gt;…” (John Rawls, Theory of Justice, chapter IV.36)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:10;"  lang="EN-GB" &gt;&lt;o:p&gt; &lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style=";font-family:Arial;font-size:10;"  lang="EN-GB" &gt;Andrea Galbiati&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/31020157511349234-8227068053804334688?l=stormysummit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stormysummit.blogspot.com/feeds/8227068053804334688/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=31020157511349234&amp;postID=8227068053804334688' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31020157511349234/posts/default/8227068053804334688'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31020157511349234/posts/default/8227068053804334688'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stormysummit.blogspot.com/2008/05/ri-democratizzazione-della-politica-e.html' title='Ri-democratizzazione della politica e il valore sostanziale di uguali libertà politiche'/><author><name>Max</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576079152335822998</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-31020157511349234.post-7138395406249072493</id><published>2008-05-22T21:26:00.005+02:00</published><updated>2008-11-26T10:13:50.726+01:00</updated><title type='text'>Domande radioattive</title><content type='html'>&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Durante l'ultima assemblea di Confindustria, il neo-ministro dello Sviluppo Economico Scajola ha promesso che entro la fine di questa legislatura sarà iniziata la costruzione di centrali nucleari per risolvere il problema della generazione di energia elettrica nel nostro paese, tradizionalmente importatore di combustibili e di energia elettrica appunto. Questo post non vuole essere pro o contro il nucleare, non ne so abbastanza per sostenere una delle due posizioni, ne hanno discusso con ben maggiore cognizione di causa il premio Nobel Carlo Rubbia e l'oncologo Umberto Veronesi (http://www.repubblica.it/2007/03/sezioni/ambiente/energie-pulite/veronesi-rubbia/veronesi-rubbia.html),  lo scienziato James Lovelock, celeberrimo per la sua teoria di Gaia (http://www.ecolo.org/media/articles/articles.in.english/love-indep-24-05-04.htm) e molti altri. No il post vuole porre delle domande che non sono sicuro il nostro e altri governi si siano posti.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Tanto per capire di cosa parliamo&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;Prima di tutto un inciso per spazzare il campo da equivoci, non si tratta di petrolio e di prezzi alle stelle, ma di generazione di energia. Il consumo mondiale di combustibili liquidi (petrolio e derivati, bio-combustibili, gas, etc.) è stimato in crescita da 83 milioni di barili equivalenti al giorno nel 2004 a 118 milioni al giorno nel 2030 (fonte:  &lt;span style=";font-family:arial;font-size:12;"   lang="EN-US"&gt;International Energy Outlook 2007, Energy Information Administration, US Federal Government&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;). Nel 2030 (ma la situazione attuale non è molto diversa) il 56% di quel consumo sarà dovuto al trasporto ed il 31% ad usi industriali. Sempre secondo la EIA dei 17.3 trilioni di KWh di energia elettrica generata nel 2005, solo 0.956 trilioni erano generati da combustibili liquidi, ovvero il 5.5% dell'energia elettrica al mondo viene oggi prodotta tramite impianti termoelettrici alimentati a petrolio e derivati (negli Stati Uniti, nel 2006 solo l'1.8% del power generation derivava da petrolio e affini, mentre la maggiore quota era dovuta al carbone; la previsione mondiale per il 2030 è che questi conteranno per il 2.3%). &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;E' vero in italia la percentuale è leggermente più alta, ma, in generale, si può sostenere che, &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;se prendiamo bastonate dal prezzo del petrolio in rialzo che incrementa il costo delle nostre importazioni, la soluzione probabilmente è da ricercare nel trasporto e negli usi industriali e non in fonti alternative di produzione dell'energia elettrica. Il punto chiave della discussione è che l'Italia importa anche energia elettrica e che in media ci costa più che nel resto d'Europa; in altre parole abbiamo un problema di costo di un fattore produttivo importante, per cui il nucleare potrebbe essere una soluzione.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;La storia e il futuro della fissione nucleare&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Sempre secondo l'Energy Information Administration fra il 2004 e il 2030, a fronte di una crescita della domanda di energia elettrica da 16.424 miliardi di KWh a 30.364 miliardi, il contributo del nucleare alla produzione mondiale di energia elettrica scenderà dal 15.8% al 11.8%; J. K. Galbraith diceva "The only function of economic forecasting is to make astrology look respectable", ma tant'è la tendenza generale sembra quella di rallentare, come confermato dal fatto che da metà anni '90 ad oggi l'unico nuovo progetto di centrale in un paese occidentale è in Finlandia (la cui costruzione è peraltro in ritardo di due anni: http://www.bloomberg.com/apps/news?pid=20601085&amp;amp;sid=aXugLPql8XQw&amp;amp;refer=europe), mentre ad esempio negli Stati Uniti non se ne costruiscono da fine anni '70. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Prima domanda: il nostro governo si sarà informato su questa tendenza? avrà chiesto spiegazioni del perché in media il mondo investe relativamente meno in generazione nucleare e noi dovremmo farlo di più?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Ma la tecnologia è in continua evoluzione quindi è possibile che il trend si inverta. In effetti, il ministro dello Sviluppo Economico ha parlato di centrali di nuova generazione; gli scienziati stanno lavorando a reattori di IV generazione, più sicuri, che generano meno scorie, perché basate su combustibile diverso dall'uranio (il torio) dai cui processi di arricchimento, fra l'altro, non si genera plutonio utilizzabile per armi atomiche. Ma secondo alcuni la IV generazione non sarà pronta prima di 20-25 anni. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Seconda domanda: cosa sono le centrali di "nuova generazione" di cui parla il ministro? sono quelle di IV generazione? se sì, come è possibile che siano pronte per essere installate in Italia dal 2013?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Se il prezzo del petrolio è in forte crescita a fronte di una maggiore domanda, non potrebbe esserlo anche quello dell'uranio in futuro? Soprattutto se dovessero scarseggiare le scorte. Ai prezzi e ai livelli di consumo attuali pare che le riserve di Uranio possano durare 80 anni; altre teorie ritengono che a prezzi più alti, che rendano quindi possibile l'estrazione in siti meno economici, si potrebbe arrivare a 300 e oltre; per il torio si stimano riserve più abbondanti. &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Terza domanda: il nostro ministro (o chi per lui) si è posto il problema di quale sarà la dinamica dei prezzi e per quanto dureranno le riserve di uranio o di torio? e riguardo all'impatto della continua estrazione di minerali sull'ambiente? e riguardo agli effetti sulla geo-politica dei paesi in via di sviluppo, dove le miniere a volte si trovano?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Infine l'annosa discussione sui costi del nucleare. Vari studi internazionali hanno creato modelli di stima del costo di generazione di un kilowattora tenendo conto non solo dei costi variabili e fissi di produzione, ma anche di quelli diretti e indiretti relativi all'impianto, nonché all'intero ciclo del combustibile (estrazione, purificazione, arricchimento, riconversione, stoccaggio scorie, ecc.) e  di quelli per lo smantellamento dell'impianto e bonifica dell'area. Purtroppo tali stime variano selvaggiamente da €24 per MWh a €79 per MWh (&lt;/span&gt;&lt;span style="" lang="EN-US"&gt;&lt;a href="http://www.greenpeace.org/raw/content/italy/ufficiostampa/rapporti/costi-nucleare.pdf"&gt;http://www.greenpeace.org/raw/content/italy/ufficiostampa/rapporti/costi-nucleare.pdf&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;) a seconda delle ipotesi utilizzate per il modello; tanto per fare un esempio, alcuni ipotizzano una vita utile dell'impianto di 60 anni, altri di 15! Se fosse vera l'ipotesi dei €79 il nucleare costerebbe tanto quanto il solare fotovoltaico e sicuramente di più di eolico, gas e biomasse, d'altro canto se fosse vera l'ipotesi dei €24 sarebbe conveniente quanto il carbone, il cui costo però non tiene conto dei tumori causati dalle emissioni inquinanti delle centrali termoelettriche (&lt;/span&gt;&lt;span style="" lang="EN-US"&gt;&lt;a href="http://www2.ing.unipi.it/%7Ed0728/GCIR/Costi.pdf"&gt;http://www2.ing.unipi.it/~d0728/GCIR/Costi.pdf&lt;/a&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;). &lt;span style="font-style: italic;"&gt;Quarta domanda: su quali ipotesi di costi si fondano le pianificate centrali italiane? ma soprattutto com'è possibile che insigni studiosi internazionali arrivino a conclusioni tanto diverse? non c'è qualcuno (ad esempio qualche politico) che li faccia sedere attorno ad un tavolo e discutere su ipotesi verosimili condivise?&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;br /&gt;Salute, rischio e scelte di parte&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;A parte le questioni economiche e geo-politiche accennate sopra, ci sono poi altri elementi che storicamente hanno condito la discussione sul nucleare. La prima è la paura di un incidente in una centrale, o in un'area di stoccaggio (le scorie di plutonio sono dannose per la salute per migliaia di anni) che possa uccidere centinaia di persone e farne ammalare fatalmente molte di più. La realtà probabilmente è che si tratta di una valutazione di rischio-beneficio, ne più ne meno di quelle che facciamo ogni giorno salendo su un auto, dato che quasi 4000 persone muoiono per incidenti in Italia ogni anno. Poi c'è il rischio che alcuni paesi vogliano usare il materiale arricchito per costruire armi.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Insomma la domanda che vorrei porre, per ora, non è nucleare sì, nucleare no, ma vorrei chiedermi se:&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;ul&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Il nostro e gli altri governi si stanno ponendo le domande giuste per decidere?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;E se lo fanno ci informano in modo trasparente su tale processo decisionale, o ci propinano solo promesse da palcoscenico?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;Infine, tengono conto delle implicazioni della politica energetica in senso lato, ad esempio del rapporto con il mondo dei trasporti, o della possibilità di stemperare la crescita dei consumi invece di pensare solo a maggiore produzione?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family:arial;"&gt;La mia impressione è che per il momento la risposta a queste tre questioni sia NO e che sia davvero necessario un cambiamento di paradigma per poter rispondere SI'... a quel punto chiameremo qualcuno che ci capisca qualcosa di nucleare e trasporti e fotovoltaico e... per decidere se sia il caso o meno di costruire le centrali promesse la scorsa settimana.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/31020157511349234-7138395406249072493?l=stormysummit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stormysummit.blogspot.com/feeds/7138395406249072493/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=31020157511349234&amp;postID=7138395406249072493' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31020157511349234/posts/default/7138395406249072493'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31020157511349234/posts/default/7138395406249072493'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stormysummit.blogspot.com/2008/05/domande-nucleari.html' title='Domande radioattive'/><author><name>Max</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576079152335822998</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-31020157511349234.post-1384025056888051550</id><published>2008-05-21T15:00:00.001+02:00</published><updated>2008-05-27T09:36:46.359+02:00</updated><title type='text'>Informiamoci</title><content type='html'>La &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;conoscenza &lt;/span&gt;è la materia prima per prendere decisioni giuste, sia nella vita individuale, che come membri della società. A volte accumuliamo tanta conoscenza per prendere decisioni banali come acquistare un nuovo paio di jeans, per cui spesso visitiamo molteplici negozi, confrontiamo marche e magari leggiamo qualche rivista; mentre rinunciamo ad informarci su questioni molto più importanti, come andare a votare guidati da una qualche ideologia, da una preferenza "di pancia" per questo o quel politico, ma non dedichiamo neppure mezzora del nostro tempo a leggerne il programma, o ascoltare un comizio, e magari porre domande durante tale comizio.&lt;br /&gt;Mantenere la maggior parte delle persone nell'&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;ignoranza &lt;/span&gt;è strumento chiave di dichiarazioni politiche vacue, se non addirittura populiste. Facciamo un puro esempio teorico: se nell'esercizio 2006, il gruppo Alitalia avesse chiuso l'anno una perdita netta di €626 milioni, un indebitamento netto di €696 milioni ed un patrimonio netto di €886 milioni, mentre il gruppo Ferrovie dello Stato con una perdita netta di €2.115, un indebitamento netto di €9.017 milioni ed un patrimonio netto di €36.444 milioni, e qualcuno paventasse l'acquisizione da parte delle Ferrovie di Alitalia come soluzione ai problemi della compagnia aerea di bandiera, ci faremmo una grassa risata, risponderemmo che, pur con tutta la fiducia nell'immane patrimonio netto delle Ferrovie (ma €73 miliardi sono immobilizzazioni tecniche... insomma rotaie, treni, massicciate, tralicci, ecc.), i treni "di bandiera" hanno ben altre gatte da pelare.... Ma era solo un esempio teorico.&lt;br /&gt;L'accesso ad informazioni privilegiate è moneta pregiatissima anche nel mondo economico; è ormai conoscenza condivisa che le asimmetrie informative sono una grave impedimento al raggiungimento di quella concorrenza perfetta dei mercati teorizzato dagli economisti classici. Tanto valore hanno le informazioni in economia che coloro che usano l'accesso privilegiato a dati riservati per far soldi su transazioni di borsa sono perseguibili per un reato: l'insider trading.&lt;br /&gt;Non fermiamoci quindi alle informazioni che ci propinano &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;giornali, giornali-radio e telegiornali&lt;/span&gt;. Non perché qualcuno di questi supporti apertamente una parte politica, o magari volontariamente ci nasconda fatti compromettenti per una qualche elite, ma, non fosse altro, perché sono incompleti. Per motivi di spazio, tempo, formato, ecc. questi signori sono costretti a selezionare le notizie, a fare commenti parziali e tante volte neppure riescono a raccogliere tutte le notizie rilevanti, perché i fatti accadono al di fuori della copertura dei giornalisti sul campo. In termini di formato, mi viene in mente il TG5 che al mattino prima delle 8 propone una versione del telegiornale che ripete le stesse 4-5 notizie per un paio d'ore; è quasi più simile ad uno spot pubblicitario martellante che ad una fonte di informazioni; senza nulla togliere alla professionalità dei giornalisti del TG5, quel servizio non serve certo ad aprirci gli occhi sui problemi del mondo.&lt;br /&gt;Approfittiamo dei &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;dibattiti &lt;/span&gt;aperti in televisione, come quelli di Annozzero, Ballarò, Otto e Mezzo, Exit, Matrix ecc. A volte sono un po' noiosi, ma almeno ci consentono di sentire voci diverse contemporaneamente, di aprire finestre di dubbio sui più vari problemi. La rete &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Internet&lt;/span&gt; ci da uno strumento potente per ampliare le nostre conoscenze, sia dal punto di vista di ampiezza (più geografie, più argomenti), sia dal punto di vista della profondità (un blog può concedersi il privilegio di occuparsi di un argomento specifico con grande dettaglio); ecco perché ho messo qui a lato una lunga serie di links. Ma non dimentichiamo le occasioni di raccogliere informazioni &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;faccia-a-faccia&lt;/span&gt;. Io recentemente sono andato ad ascoltare una conferenza sui "rifiuti zero" organizzato dagli amici di Beppe Grillo a Milano; ci sono mille altre occasioni simili in città piccole e grandi e non importa che siano organizzate da gruppi che "di pancia" ci piacciono, oppure no, l'importante è che ci diano l'occasione di raccogliere informazioni. I &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;libri&lt;/span&gt;. Fra un romanzo e l'altro leggiamo un saggio di economia, politica, sociologia, filosofia, psicologia, storia. Ci sono degli autori dotati di capacità innate di rendere piacevoli argomenti difficili anche per un pubblico non specializzato, per l'economia mi vengono in mente J.K. Galbraith, Paul Krugman, Steven Levitt, Tim Harford. Ma anche mentre leggiamo un romanzo, cogliamo ogni possibile spunto per aprire un nuovo filone di ricerca di informazioni, ad esempio Michale Crichton in "State of Fear" parla di global warming mettendo in dubbio la fondatezza delle teorie sui cambiamenti climatici. Lungi dal fornire il fondamento scientifico per una teoria diversa sul riscaldamento globale, il libro può costituire un incentivo a curiosare più in profondità sul tema.&lt;br /&gt;Insomma &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;informarsi è possibile, costa poco, solo un po' di tempo&lt;/span&gt;, che magari potremmo togliere a qualche telegiornale ed è il fondamento di decisioni ponderate, che si fondino su un pensiero laterale che colga davvero tutte le possibili opzioni ed interdipendenze. La raccolta di conoscenza, la voglia di informazione deve essere uno degli elementi fondanti di questo movimento. Quindi utilizziamo questo blog per condividere informazioni, anche solo segnalando un nuovo link che riteniamo interessante. La ricerca e condivisione di informazioni ci permetterà di contribuire in modo migliore al progresso della nostra società civile ed a sfidare in modo fondato i preconcetti politici che ognuno di noi ha. E magari ci aiuterà anche come individui, ad esempio se avessimo migliori informazioni su incentivi fiscali all'utilizzo di fonti energetiche alternative, o ad aziende concorrenti dell'ENEL per la fornitura di elettricità, avremmo un potere di scelta e contrattazione come consumatori singoli molto più forte e risparmieremmo certo qualche soldo sulla bolletta... i jeans invece li lascierei fuori dal blog:)&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Ciao&lt;br /&gt;Max&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/31020157511349234-1384025056888051550?l=stormysummit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stormysummit.blogspot.com/feeds/1384025056888051550/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=31020157511349234&amp;postID=1384025056888051550' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31020157511349234/posts/default/1384025056888051550'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31020157511349234/posts/default/1384025056888051550'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stormysummit.blogspot.com/2008/05/informiamoci.html' title='Informiamoci'/><author><name>Max</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576079152335822998</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-31020157511349234.post-3386247325510511790</id><published>2008-05-18T16:20:00.003+02:00</published><updated>2008-05-18T16:24:42.297+02:00</updated><title type='text'>Riflessioni su una società giusta</title><content type='html'>&lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span lang="EN-GB"&gt;John Rawls and the question of the just society (&lt;i style=""&gt;A Theory of Justice&lt;/i&gt;, revised ed. 1999)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style="font-size:100%;"&gt;The problem of designing a just society is for Rawls mainly the problem of establishing ultimate principles to guide the division of the benefits and burdens generated by the social cooperation.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style="font-size:100%;"&gt;Rawls takes a simplified conception of society as people engaged in a cooperative venture for mutual advantage. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Rawls takes such simplified notion of society to try and solve the core issues of justice first, leaving more peripheral or specific issues on the side.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;The simplified society Rawls assumes is a society with no international relations (commercial or otherwise) and a society where all citizens are capable and willing to contribute to the social cooperation.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;This implies that, for example, the following special problems are assumed away: how to deal fairly with people with severe handicaps, free-riders, children or the elderly.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span lang="EN-GB"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span lang="EN-GB"&gt;Rawls’s principles of justice&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style="font-size:100%;"&gt;1) Each person has an equal right to the most extensive total system of equal basic liberties compatible with a similar system of liberty for all&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style="font-size:100%;"&gt;2) Social and economic inequalities are to be arranged so that they are: &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style="font-size:100%;"&gt;a) attached to offices and positions open to all under conditions of fair equality of opportunity and &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;      &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style="font-size:100%;"&gt;b) to the greatest benefit of the least advantaged (Difference Principle)&lt;o:p&gt;&lt;br /&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;br /&gt;In a society where a minimum level of subsistence for all can be reached, 1) has priority over 2) and 2a) has priority over 2b).&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span lang="EN-GB"&gt;Pure procedural justice&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style="font-size:100%;"&gt;In line with the social contract tradition, Rawls holds that the correct principles of justice for society (his principles of justice as per above) are those that “free and rational persons concerned to further their own interests would accept in an initial position of equality”. The fairness of such hypothetical initial position (the “Original Position”, see below) would transfer to the principles agreed to within it: in this sense justice as fairness is pure procedural justice.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;This procedural approach is regarded as an attractive alternative, given the absence of a pre-existing, commonly accepted moral or religious authority that can be consulted to settle all questions as to the design of a just society. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span lang="EN-GB"&gt;The design of a fair procedure to derive principles of justice&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style="font-size:100%;"&gt;Rawls suggests that, although there is no agreement on express principles of justice, we all already agree on a number of constraints that we would think it fair to impose on any argument that is acceptable to use in support of principles of justice, whatever such principles may turn out to be. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;For example, we don’t need to have already agreed on express principles of justice in order for us to find that we all already agree that nepotism or racism etc. ought not to be used to design them (obviously, Rawls is assuming that nobody is trying to be unreasonable). &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style="font-size:100%;"&gt;A key idea of justice as fairness is that, whilst we are contracting with the other citizens over the principles of justice, we have a temporary amnesia about all that particular knowledge about ourselves and our condition that we usually use, knowingly or not, as an unjustifiable source of prejudice, bias or bargaining power in our political dealings with other citizens in society.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style="font-size:100%;"&gt;Such fair constraints characterise the Original Position, in which the ideal contracting parties are imagined to find themselves.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span lang="EN-GB"&gt;The “fair” constraints characterising the Original Position&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style="font-size:100%;"&gt;One of the “fair” constraints is the so-called “veil of ignorance”.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Until they have agreed on the principles of justice, the parties are imagined ignorant about certain personal differences which are deemed irrelevant to produce any acceptable argument in support of principles of justice, whatever such principles may be.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style="font-size:100%;"&gt;In particular, the parties are behind a veil of ignorance that temporarily screens out information on: &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style="font-size:100%;"&gt;1) race, gender, and socioeconomic class&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style="font-size:100%;"&gt;2) physical and mental abilities&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style="font-size:100%;"&gt;3) conceptions of the good (life) and personal goals (see 9) below)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style="font-size:100%;"&gt;4) particular psychological dispositions (e.g. attitude to risk taking)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style="font-size:100%;"&gt;They are also ignorant of: 5) statistical distributions of the above across the population.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style="font-size:100%;"&gt;What do the contracting parties know and what are they like?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style="font-size:100%;"&gt;6) They know all general facts about human nature, society and relevant natural and social sciences (e.g. economics, psychology, etc.)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style="font-size:100%;"&gt;7) They know that they will want and will prefer more to less of the all-purpose means produced by the social cooperation and crucial for the pursuit of one’s conception of the good, whatever such particular conception turns out to be for one. These goods are the primary social goods of: basic liberties, offices and positions, income and wealth, social bases of self-respect.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style="font-size:100%;"&gt;8) They are mutually disinterested, that is, not motivated by either envy or rancour.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Each one is motivated to achieve the best deal for oneself, to set up the best chances for whoever one will turn out to be when the veil of ignorance is lifted&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style="font-size:100%;"&gt;9) The parties also know that the “circumstances of justice” hold for their society. In particular: moderate scarcity of resources (though progress has achieved a minimum level whereby it’s not impossible that everyone’s basic needs can be met); conflicts of interests or the facts of reasonable pluralism (even if no one’s conception of the good life is unreasonable, such different conceptions of the good express ineliminable differences in interests as well as in comprehensive moral, religious and philosophical views). &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span lang="EN-GB"&gt;Conclusion&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style="font-size:100%;"&gt;According to Rawls, parties acting according to the principles of rationality under conditions of uncertainty and placed in such fair original position would agree to his principles of justice. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span lang="EN-GB"&gt;Observations&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style="font-size:100%;"&gt;A couple of observations on some of the less uncontroversial aspects.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span lang="EN-GB"&gt;Constraint 2) (the veil of ignorance on physical and mental abilities)&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style="font-size:100%;"&gt;Many believe that they deserve their “developed” talents (and some believe they deserve also their raw talents) and that therefore it’s just that they retain the special economic gains made from putting their deserved talents to work.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Therefore, differences in “deserved” talents between people are not amongst the differences irrelevant from the standpoint of justice and should not be obscured by the veil of ignorance. Doing so leads, unfairly, to excessively egalitarian principles. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style="font-size:100%;"&gt;Rawls responds in various ways. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 0.5in; text-indent: -0.25in; font-family: arial;"&gt;&lt;!--[if !supportLists]--&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=""&gt;a)&lt;span style=""&gt;      &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style="font-size:100%;"&gt;Even our ability to make efforts to develop our raw talents is heavily influenced by other undeserved social and natural contingencies.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Favourable, undeserved raw talents (e.g. higher than average IQ) combined with undeserved supportive social conditions (e.g. type of upbringing received, supportive parents, access to superior education, inspiring mentors, etc.) have the greatest role in accounting for “developed” talents.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 0.5in; text-indent: -0.25in; font-family: arial;"&gt;&lt;!--[if !supportLists]--&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=""&gt;b)&lt;span style=""&gt;      &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style="font-size:100%;"&gt;Justice does not interfere with one’s “private” consequences of one’s developed talents (e.g. the praise of friends and family, the happiness of self-actualisation, etc.), but extracting economic gains from talents is not a “private” matter. It depends crucially on social cooperation.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;Rawls claims that no one’s life would be a satisfactory life without social cooperation:&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;whatever economic value added one could claim to be capable of generating in the counterfactual world of one’s living solely by one’s own efforts becomes practically irrelevant (as it would still lead to an unsatisfactory life) when compared to the benefits created by the application of talents within the system of social cooperation.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 0.5in; text-indent: -0.25in; font-family: arial;"&gt;&lt;!--[if !supportLists]--&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style=""&gt;c)&lt;span style=""&gt;      &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;!--[endif]--&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style="font-size:100%;"&gt;In the Rawlsian simplified society everyone engages actively in the productive activities of the social cooperation. There are no free-riders. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 0.25in; font-family: arial;"&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style="font-size:100%;"&gt;In summary, if talents are (mostly) undeserved (a), most of their economic benefits can be extracted only thanks to the social cooperation (b), to which everyone is a willing contributor (c), then how could anyone claim a rightful title on the special economic benefits attaching to employment of specially developed talents?&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="margin-left: 0.25in; font-family: arial;"&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style="font-size:100%;"&gt;d) Although the economic value of talents is not a “private” consequence of one’s conception of the good, but rather a consequence of social cooperation, the Difference Principle (see below) provides the way to justify the existence of economic inequalities, including those which allow for a special payoff to the use of talents and skills.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;So, in the Rawlsian society, those who decide to work harder to develop talents on the basis of the legitimate expectations of special economic gains as allowed by the Difference Principle do have the right to see their expectations met.&lt;span style=""&gt;     &lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;b style=""&gt;&lt;span lang="EN-GB"&gt;Principle 2 b), the Difference Principle&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style="font-size:100%;"&gt;Many doubt that the parties would choose the Difference Principle. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;Here’s one way to argue why the parties would unanimously agree to it (Rawls uses other arguments based on the maximin rule of rational choice under uncertainty).&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style="font-size:100%;"&gt;Given that parties in the Original Position are in a position of substantial symmetry, nobody has a way to win a special advantage in the distribution of primary social goods, nor reasons to acquiesce in special disadvantage. Therefore, at least initially, the parties in the Original Position would find agreement on principles requiring an equal distribution of all primary social goods. This would be the case unless an unequal distribution of the goods is to the greater advantage of each when compared to the baseline of equality. A greater advantage to each thanks to unequal distribution does not seem possible with regard to basic liberties, but it is conceivable with regard to “social and economic inequalities” (e.g. economic inequalities giving greater reward to greater productivity can create incentives to produce an overall “larger pie”. Sharing unequally a larger pie can still make everyone better off than sharing equally a smaller pie).&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style="font-size:100%;"&gt;With regard to income and wealth Rawls maintains that the parties would choose that unequal distribution which maximally benefits those who will be left in the worst off position (maximin).&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-US"  style="font-size:100%;"&gt;For example, let’s assume that the worst off social group (in the Rawlsian society, the unskilled laborers) benefit from the social cooperation in terms of salaries as well as redistributive taxation. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;If there is a political decision to be made, say, on increasing or decreasing taxation for the highly paid jobs, then such tax should not be increased if the reduction of comparative inequality comes at the cost of a lower, absolute economic welfare for the worst off (e.g. as a result of slowing the economic growth and/or reducing overall tax revenues some of which go in redistributions to the worst off, etc.). &lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style="font-size:100%;"&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;    &lt;p style="font-family: arial;" class="MsoNormal"&gt;&lt;span lang="EN-US"  style="font-size:100%;"&gt;Basicallly, it’s rational for everyone, if starting from a baseline of equality, to accept departures from equality (e.g. &lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style="font-size:100%;"&gt;“production-&lt;/span&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style="font-size:100%;"&gt;incentivising” economic inequalities) only on the condition that everyone benefits. Therefore, departures from equality will only be agreeable from everyone’s perspective only up to the point beyond which further benefits of further departures from equality would still increase for some but would start decreasing for others. &lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;This point coincides with a maximin for the worst off group in society.&lt;span style=""&gt;  &lt;/span&gt;So the maximin is found to be the optimal point of agreement for the parties in the Original Position, if they are to agree rationally, unanimously and starting from a position of equality.&lt;span style=""&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"&gt;&lt;span lang="EN-GB"  style="font-size:11;"&gt;&lt;span style="font-family: arial;font-size:100%;" &gt; &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;span style="font-family: arial;"&gt;Andrea Galbiati&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/31020157511349234-3386247325510511790?l=stormysummit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stormysummit.blogspot.com/feeds/3386247325510511790/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=31020157511349234&amp;postID=3386247325510511790' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31020157511349234/posts/default/3386247325510511790'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31020157511349234/posts/default/3386247325510511790'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stormysummit.blogspot.com/2008/05/riflessioni-su-una-societ-giusta.html' title='Riflessioni su una società giusta'/><author><name>Max</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576079152335822998</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-31020157511349234.post-624483073521913800</id><published>2008-05-11T11:25:00.004+02:00</published><updated>2008-05-11T12:09:58.601+02:00</updated><title type='text'>Politica della vita individuale</title><content type='html'>Riporto alcuni passi da "La società sotto assedio" di Zygmunt Bauman (2002) dove il sociologo polacco traccia il passaggio dalla "Politica" alla "&lt;strong&gt;politica della vita individuale&lt;/strong&gt;".&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;"...le nostre vite sono ormai diventate "&lt;em&gt;soluzioni biografiche a contraddizioni sistemiche&lt;/em&gt;" (da Ulrich Beck) ... che non possono essere risolte attraverso una politica di vita individuale. "&lt;em&gt;Il fuori è stato trasformato in dentro e privatizzato ... l'individuo dovrà pagare per le conseguenze di decisioni non prese da lui." &lt;/em&gt;La questione di un tipo sbagliato di società è stata stralciata dall'agenda, o piuttosto non è mai stato consentito che vi apparisse; e il vuoto è stato occultato, riempito dalla denuncia della deplorevole incapacità e inadeguatezza individuale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Intorno alla comunità del talk-show si crea una comunità di individui uniti solo dalla loro autosegregazione e autoindipendenza... ciò che hanno in comune è che ciascuno di essi soffre in solitudine. L'individualità dei problemi significa che la loro soluzione non ha nulla da guadagnare dall'essere condivisa in alcun modo se non parlandone e ascoltando altri che ne parlano. ...Durante lo spettacolo i loro problemi non hanno acquisito una nuova qualità; non sono stati traasformati in questioni pubbliche. Sono stati semplicemente dichiarati pubblicamente dei problemi privati e pubblicamente confermati come tali. ...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;La sostanza della &lt;strong&gt;politica democratica&lt;/strong&gt; è il costante processo di una duplice conversione: di guai privati in tematiche pubbliche e di interessi pubblici in diritti e doveri individuali. ... Se non c'è spazio per l'idea di una società sbagliata, è difficile che possa nascere, e tanto meno mettere le ali, l'idea di una buona società. Se la percezione dell'ingiustizia commessa a livello sociale è l'embrione da cui si sviluppano i modelli di una società giusta, la percezione dell'inadeguatezza personale può generare solo un modello di adattabilità individuale, di scaltrezza individuale ...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Il grande risultato conseguito dai media ... aver accelerato e agevolato la sostituzione della politica in quanto attività collettiva con la politica della vita, un obiettivo individuale per eccellenza. La Politica con la "P" maiuscola ha bisogno di leader auotrevoli. La politica della vita, per contro, ha bisogno di &lt;strong&gt;idoli.&lt;/strong&gt; Con il contrarsi della domanda di modelli di buona società...cresce la richiesta di nuovi e migliori modelli di buona vita (una buona vita individuale...) ...gli idoli sono tagliati a misura della nuova domanda. Essi non indicano la via, si offrono come esempi: "Questo è il modo in cui io, un individuo solo come tutti voi, ho vinto le sfide della vita e riesco a nuotare mentre gli altri vengono sbattuti dalle onde..." In un mondo in cui la politica della vita condotta individualmente caccia via a gomitate tutti gli altri tipi di politica, gli esempi svolgono la funzione un tempo espletata da programmi e piattaforme politiche, e i resoconti scandalistici sulla vita delle celebrità assumono sempre più il ruolo cruciale un tempo espeltato da riunioni, manifesti e libelli politici. ...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Esortati a cercare soluzioni biografiche a contraddizioni sistemiche, a contare solo sulle nostre forze, ..., ci andiamo abituando all'idea che il nostro itinerario di vita individuale sia l'unica realistica preoccupazione e l'unico terreno su cui concentrare un'azione che sia efficace e non uno spreco di tempo. Raramente ci viene in mente che potrebbe esserci qualche motivo per cercare di cambiare le condizioni più generali nelle quali vengono plasmate le nostre biografie, ma si ricercano disperatamente soluzioni biografiche. ... Un &lt;strong&gt;rifiuto dell'impegno&lt;/strong&gt;, basato sulla presunta inutilità e in definitiva sull'impotenza dell'azione collettiva, appare una decisione razionale, la conclusione legittima di una sobria, razionale valutazione del possibile e del fattibile. E tuttavia ...per quanto razionale possa apparire tale rifiuto dell'impegno, non sempre la sua ineccepibilità logica placherà i morsi della &lt;strong&gt;coscienza&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;Si sa che la coscienza ignora ostinatamente le ragioni della Ragione e che ha ragioni che la Ragione non conosce. ...&lt;br /&gt;Potrebbe essere questa la sorte di qualsisi &lt;strong&gt;discorso impegnato&lt;/strong&gt;: non poter far altro che fornire ostaggi al fato. O piuttosto, fornire ostaggi non tanto al fato quanto al dialogo - &lt;strong&gt;nella speranza che il numero di quanti oggi tacciono, sono disinteressati o occupati in altre faccende e che si lasceranno alla fine coinvolgere aggiungendo nuova ricchezza e vigore al dialogo, crescerà. Non esiste altra medicina contro la sindrome da silenzio/indifferenza se non il discorso impegnato."&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;Ciao a tutti da Mirko!&lt;br /&gt;PS: di Bauman consiglio anche "Vita liquida" e "Amore liquido"&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/31020157511349234-624483073521913800?l=stormysummit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stormysummit.blogspot.com/feeds/624483073521913800/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=31020157511349234&amp;postID=624483073521913800' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31020157511349234/posts/default/624483073521913800'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31020157511349234/posts/default/624483073521913800'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stormysummit.blogspot.com/2008/05/politica-della-vita-individuale.html' title='Politica della vita individuale'/><author><name>Max</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576079152335822998</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-31020157511349234.post-8037933149236941162</id><published>2008-05-04T16:24:00.007+02:00</published><updated>2008-05-04T23:17:31.094+02:00</updated><title type='text'>Immaginazione sociologica, ragione e libertà</title><content type='html'>Voglio proporvi alcuni passi del libro di &lt;strong&gt;C.W. Mills (L'immaginazione sociologica&lt;/strong&gt;, &lt;strong&gt;1959)&lt;/strong&gt; in cui affronta il tema dell'evoluzione dei concetti di &lt;strong&gt;ragione e libertà&lt;/strong&gt; e del loro rapporto reciproco.&lt;br /&gt;"Queste due ideologie (&lt;em&gt;leggi: liberalismo e socialismo&lt;/em&gt;) sono uscite dall'illuminismo e hanno in comune molti presupposti e molti valori. In ambedue si considera l'aumento della &lt;strong&gt;razionalità&lt;/strong&gt; come la condizione prima dell'aumento di &lt;strong&gt;libertà&lt;/strong&gt;. ... Il segno ideologico della Quarta Epoca è che le idee di libertà e di ragione sono diventate opinabili e che non si può più accettare il presupposto che una maggiore razionalità contribuisca a una maggiore libertà. ... La crescente razionalizzazione della società, la contraddizione fra questa razionalità e la &lt;strong&gt;ragione&lt;/strong&gt;, ... tutti questi sviluppi non affiorano all'orizzonte dell'uomo dotato di razionalità ma sprovvisto di ragione, sempre più &lt;strong&gt;auto-razionalizzato&lt;/strong&gt; e anche sempre più a disagio. ... Spesso, tuttavia, queste tendenze e questi presentimenti non vengono formulati come problemi; certo non sono compresi dai più come conflitti o sentiti come complesso di difficoltà. L'aspetto saliente del problema odierno della libertà e della ragione sta proprio in questo suo non essere compreso, in questa sua mancanza di formulazione.... gli uomini comuni, quando sono in difficoltà o sentono di essere coinvolti in un conflitto, non riescono a porsi degli obiettivi precisi di pensiero e di azione: non sanno individuare che cosa mette in pericolo i valori che vagamente sentono come propri. ... l'individuo non cerca neppure più di uscirne: si adatta. Quel tanto di vita che gli rimane oltre il lavoro, la impiega a giocare, a &lt;strong&gt;"consumare",&lt;/strong&gt; a divertirsi. Anche questa sfera di puro consumo, però, sta razionalizzandosi....L'adattamento dell'individuo e gli affetti dell'adattamento sui suoi ambienti e sul suo io non soltanto distruggono le occasioni e, a lungo andare, la capacità e la volontà di ragionare, ma ne riducono le probabilità e le capcità di agire come uomo libero. Si direbbe, infatti, che né il valore della libertà né quello della ragione gli siano noti... Prevarrà tra gli uomini contemporanei quello che potremmo chiamare "Il &lt;strong&gt;Docile Robot&lt;/strong&gt;"?...Può l'uomo in questa condizione essere felice, e quali sono i significati e le qualità di questa felicità?.. &lt;strong&gt;l'uomo alienato&lt;/strong&gt; è l'antitesi dell'immagine occidentale dell'uomo libero. La società nella quale fiorisce il Docile Robot è l'antitesi della società libera o, nel significato letterale e più semplice della parola, della &lt;strong&gt;società democratica&lt;/strong&gt;. L'avvento di un simile uomo fa del concetto di libertà una difficoltà individuale, un problema pubblico...come difficoltà dell'individuo si chiama alienazione. Come problema collettivo rappresenta né più né meno che il problema della società democratica, come fatto e come aspirazione. E' appunto perchè queste difficoltà e questo problema non sono oggi largamente avvertiti (cosicché non esistono effettivamente come difficoltà e problemi espliciti), che il disagio e l'indifferenza che li circondono sono così profondi e vasti ... il conflitto al quale le odierne minacce alla libertà e alla ragione più tipicamente portano, consiste soprattutto &lt;strong&gt;dell'assenza di conflitti espliciti&lt;/strong&gt;: è &lt;strong&gt;apatia&lt;/strong&gt;, ben più che conflitto esplicitamente definito come tale... E se problemi e difficoltà non sono stati chiariti, ciò dipende dal fatto che le principali capacità e qualità umane occorrenti per chiarirli sono proprio libertà e ragione, la libertà e la ragione minacciate e tentennanti....Non dobbiamo forse, nella nostra epoca, prepararci alla possibilità che la mente umana, come fatto sociale, si deteriori qualitativamente e si abbassi ad un livello culturale inferiore, senza che molti se ne accorgano, sopraffatti come siamo dalla massa delle piccole invenzioni tecnologiche?...La formulazione di qualsiasi &lt;strong&gt;problema&lt;/strong&gt; esige che dichiariamo i &lt;strong&gt;valori&lt;/strong&gt; impliciti e le &lt;strong&gt;minacce&lt;/strong&gt; a questi valori....I valori sottintesi nel problema politico della costruzione della storia sono incarnati nell'ideale prometeico della storia come costruzione umana. Duplice è la minaccia a questo ideale: da un lato, che la storia si faccia da sola e gli uomini continuino a lasciarsi semplicemente trasportare, rinunciando a plasmarla con la loro volontà; dall'altro, che la storia sia fatta, sì dagli uomini, ma da &lt;em&gt;èlites&lt;/em&gt; umane,non effettivamente responsabili verso coloro a cui tocca soltanto di sforzarsi di sopravvivere alle conseguenze delle decisioni e delle non decisioni di quelle."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;PS: Così Mills definisce il concetto di "immaginazione sociologica": "E' la facoltà di abbracciare con la mente le trasformazioni più impersonali e remote e le reazioni più intime della persona umana e di fissarne il rapporto reciproco. ... si fonda in gran parte sull'assorbimento del concetto della relatività sociale e del potere di trasformazione della storia. L'immaginazione sociologica è la forma più feconda di tale consapevolezza. Servendosene, uomini la cui mente si era mossa soltanto in un sistema di orbite ristrette, si sentono spesso improvvisamente illuminati, come se finalmente aprissero gli occhi in una casa che credevano di conoscere." Per il nostro progetto di creare un Movimento socio-politico, abbiamo bisogno di molta immaginazione sociologica e, lasciatemi aggiungere, di altrettanta pragmatica sociale.&lt;br /&gt;Mills opportunamente distingue tra &lt;strong&gt;difficoltà&lt;/strong&gt; (troubles), questioni personali che si verificano nell'ambito del carattere dell'individuo e dei suoi rapporti immediati con il prossimo e &lt;strong&gt;problemi&lt;/strong&gt; (issues), questioni pubbliche che trascendono l'ambiente dell'individuo e riguardano un gruppo di individui che sente minacciato uno dei suoi valori prediletti. L'immaginazione sociologica è lo strumento concettuale che serve proprio a collegare i primi ai secondi...&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Prolifica immaginazione sociologica a tutti!!&lt;br /&gt;Ciao,&lt;br /&gt;Mirko&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/31020157511349234-8037933149236941162?l=stormysummit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stormysummit.blogspot.com/feeds/8037933149236941162/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=31020157511349234&amp;postID=8037933149236941162' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31020157511349234/posts/default/8037933149236941162'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31020157511349234/posts/default/8037933149236941162'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stormysummit.blogspot.com/2008/05/limmaginazione-sociologica-di-cw-mills.html' title='Immaginazione sociologica, ragione e libertà'/><author><name>Max</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576079152335822998</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-31020157511349234.post-8767986383104260990</id><published>2008-04-27T19:51:00.002+02:00</published><updated>2008-04-27T19:54:58.805+02:00</updated><title type='text'>Lettura consigliata: Il tempo di cambiare di Ginsborg</title><content type='html'>Consiglio la lettura di "Il tempo di cambiare" di Paul Ginsborg. Ginsborg traccia dei possibili percorsi per far funzionare la democrazia, connettendo scelte individuali, famiglia, società civile e politica con una visione aperta del futuro. Ci sono diversi spunti per la creazione di un movimento civico-politico, in cui personalmente ho trovato ispirazione. Ne riporto alcuni: "In moltissime persone si rafforza l'inquientante combinazione di due sensazioni: urgenza e impotenza. Avvertiamo l'impellenza di agire prima che sia troppo tardi, ma abbiamo scarsa idea di ciò come individui, o come famiglie, o come gruppi di amici o colleghi di lavoro, possiamo fare per arginare la marea". "questo libro ... sostiene la necessità di procedere a una riappropriazione, di riprendere cioè il controllo della qualità delle nostre vite e del contesto in cui le viviamo. Si pone in posizione fortemente critica rispetto al modello di modernità prevalente nei paesi sviluppati...".&lt;br /&gt;"La società civile, per avere successo, deve essere un luogo in cui un individuo si senta benaccetto e in grado di esprimere liberamente la propria opinione, un luogo in cui l'ossequio non ha spazio, nulla si dà per scontato e si mostra diffidenza nei confronti di ogni gerarchia, incluse quelle interne". E' facile che la società civile dia vita a leader carismatici, ma essi non le corrispondono, come l'adulazione loro spesso tributata. Non è semplice eliminare questi meccanismi in quanto profondamente radicati in tutta la storia delle relazioni sociali...inventare processi culturali per contenerli e cambiarli col tempo....". "Il fatto che movimenti della società civile così imponenti...siano finiti sconfitti non dalla loro autoritaria controparte...bensì dalla democrazia stessa,rappresenta uno dei grandi paradossi della politica moderna....pur avendo l'associazionismi civico carattere transitorio, spesso intenso ma di breve durata, resta un'erba difficile da sradicare, che spesso rispunta a distanza di tempo in forma diversa....sottolinea come la società civile raggiunga il massimo dell'efficacia quando è consapevolmente composta da alleanze: tra classi, generi e generazioni."&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Buona lettura!&lt;br /&gt;Mirko&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/31020157511349234-8767986383104260990?l=stormysummit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stormysummit.blogspot.com/feeds/8767986383104260990/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=31020157511349234&amp;postID=8767986383104260990' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31020157511349234/posts/default/8767986383104260990'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31020157511349234/posts/default/8767986383104260990'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stormysummit.blogspot.com/2008/04/lettura-consigliata-il-tempo-di.html' title='Lettura consigliata: Il tempo di cambiare di Ginsborg'/><author><name>Max</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576079152335822998</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-31020157511349234.post-4663277075284212078</id><published>2008-03-01T17:34:00.001+01:00</published><updated>2008-04-13T16:21:00.372+02:00</updated><title type='text'>Spesa sanitaria: il dilemma di una popolazione che invecchia</title><content type='html'>&lt;span style="font-family: arial;font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;Cara vecchia bistrattata sanità... L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS - www.who.org), l'ente delle Nazioni Unite (ONU - www.un.org) che si occupa di coordinare le attività in materia di salute fra i paesi, pubblica annualmente un studio sullo stato di salute del mondo, focalizzando l'attenzione su aspetti diversi del problema salute di anno in anno. Lo studio annuale del 2000 (http://www.who.int/whr/2000/en/index.html) presentò una valutazione dettagliata dei sistemi sanitari nazionali, intesi come l'insieme dei servizi di salute pubblica (sorveglianza contro epidemie, controllo sull'igiene delle città, controllo contro le contraffazioni dei cibi, etc.) e salute personale (cure ospedaliere, cure presso il medico di base, esami clinici, etc.). Lo studio valutò la bontà dei sistemi nazionali in base a vari criteri: lo stato di salute generale del paese in oggetto, l'equità di accesso ai servizi (ovvero la possibilità anche per le persone meno fortunate economicamente di avere servizi gratuiti), la capacità di rispondere rapidamente ai bisogni dei pazienti, il tutto rapportato ai mezzi (leggi soldi) a disposizione. Meraviglia delle meraviglie, l'Italia risultò seconda solo alla Francia in un confronto fra 191 paesi! Al di là dell'intricato modello di valutazione e delle posizioni (primo, secondo, terzo, quarto...) che dal 2000 ad oggi l'Italia possa aver guadagnato o perso, il messaggio è chiaro: il nostro sistema sanitario è buono! Le persone vivono a lungo (in media 77 anni per gli uomini, ed 83 per le donne), la mortalità infantile è bassissima (era di 67 per ogni 1000 bambini nati vivi nel 1951 ed è diventata di 4 per ogni 1000 nati vivi nel 2002), l'accesso alle cure è garantito a tutti. Non si può negare che spesso occorra aspettare a lungo per fare una visita e che quotidianamente sentiamo di errori medici che costano la vita a qualche paziente, ma la situazione da cui partiamo per un auspicabile miglioramento non è poi tanto male.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;L'insostenibile peso della spesa&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;C'è un fattore che però, più di altri, rischia di mettere in crisi, non solo gli sperabili miglioramenti, ma addirittura la situazione corrente. La sostenibilità della spesa. Secondo i dati dell'Istituto Nazionale di Statistica (Istat - http://www.istat.it/dati/catalogo/20070517_00/07salute.pdf), la spesa sanitaria totale è cresciuta da €103,5 miliardi, nel 2002, a €121,1 miliardi, nel 2005, ovvero una crescita media annua del 5,4%. Di per se, una rapida della crescita delle spesa sanitaria non è un male, se le persone vengono curate bene: si fornisce lavoro a medici, infermieri, inservienti, tecnici, personale amministrativo, si pagano aziende farmaceutiche, che a loro volta danno lavoro a molta gente, si costruiscono nuovi ospedali, etc. In poche parole si fa girare l'economia. D'altra parte bisognerebbe valutare la perdita di produttività del paese per le persone che, in quanto ammalate, non possono lavorare, quindi quantificare l'impatto negativo sull'economia, ma è un esercizio piuttosto difficile che richiede diverse stime. Teniamoci per un attimo buona l'ipotesi che in linea di massima spendere soldi per una buona sanità è una cosa positiva. Però (... c'è un però come in tutte le cose) la crescita delle spese deve essere proporzionale alla crescita delle entrate. In altre parole se io guadagno €30.000 in un anno, e riesco a metterli tutti da parte, potrò comprarmi una macchina che costa €30.000 a fine anno. Ma se io ne guadagno solo €20.000 e voglio ugualmente comprare la macchina da €30.000, dovrò fare un debito di €10.000. Se questo accade una volta, poi negli anni successivi potrò, un po' alla volta e se sarò parsimonioso, ripagare il mio debito. Ma se questo accade tutti gli anni, il debito si accumula e ad un certo punto dovrò rinunciare a comprare un'auto da €30.000 e, anzi, è probabile che sarò costretto a vendere quella dell'anno prima per ripagare il debito. Questo è quello che sta accadendo al sistema sanitario italiano, spende più di quanto incassi, e questo ormai accade da molti anni. Dal 1981 in poi&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: arial;font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;&lt;st1:metricconverter productid="1981 in"&gt;&lt;/st1:metricconverter&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: arial;font-size:100%;" &gt;&lt;span style=""&gt; il Sistema Sanitario Nazionale-Ssn (ovvero la sanità pubblica, la quasi totalità dei 121 miliardi di cui sopra) ha sempre accusato deficit, che in valori nominali oggi assommano a &lt;span&gt;oltre &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;€ &lt;/span&gt;&lt;b style=""&gt;75 miliardi&lt;/b&gt; (http://www.lavoce.info/articoli/pagina2625.html).&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Come evitare che tale crescita del debito sfori il punto di non ritorno? I governi degli ultimi 20 anni hanno scelto di sottofinanziare cronicamente la spesa sanitaria per limitarla e poi ripianare il debito a carico del bilancio dello stato, ovvero con le tasse; nel 2001 tale responsabilità è stata scaricata sulle regioni, ma la situazione non è cambiata molto, a parte pochi esempi virtuosi. Le altre alternative sono:&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;ul style="font-family: arial;"&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Far pagare di più i pazienti (ticket o altre forme di prezzo) - soluzione poco popolare politicamente e soprattutto che rischia di escludere dalle cure quelli che non se le possono permettere&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Lasciare che le regioni si indebitino prendendo a prestito i soldi dal mercato: banche, titoli di "stato" - difficilmente sostenibile a lungo termine&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Ridurre drasticamente le spese - soluzione poco auspicabile, perché andrebbe probabilmente a scapito di quello di buono che abbiamo costruito finora in termini di qualità del servizio&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;span style="font-family: arial;font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;Idee per controllare la domanda e ridurre la spesa&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: arial;font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;Allora forse si può pensare almeno di ridurre il tasso di crescita della spesa, ovvero fare sì che cresca in linea con le entrate che ci permettono di finanziarla. Per rallentare la crescita della spesa bisogna agire su domanda e offerta di servizi sanitari. Ridurre i costi dell'offerta dei servizi sanitari merita una trattazione a parte. Qui vorremmo discutere la riduzione della domanda. Sovrasemplifichiamo per chiarezza ed iniziamo da una semplice moltiplicazione. Il valore annuo della domanda dei servizi sanitari è dato da:&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: arial;font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;numero dei pazienti che accedono ai servizi         X         spesa media annua per ogni paziente&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: arial;font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;Il numero dei pazienti che accedono ai servizi sanitari è determinato da un fattore chiave, l'età. Le persone anziane hanno più bisogno di cure (ad esempio perché sono più colpite da malattie croniche come il diabete) e mediamente spendono di più pro-capite. Secondo i dati Istat ad esempio le persone oltre i 65 anni rappresentavano il 39% dei consumatori di farmaci (http://www.istat.it/dati/catalogo/20070517_00/07salute.pdf), nel 2005, mentre, secondo i dati dell'ONU (http://esa.un.org/unpp/index.asp?panel=2), essi erano solo il 19% del totale della popolazione! Ma qui iniziano i guai... Sempre secondo le previsioni dell'ONU, le persone con più di 65 anni, cresceranno dagli attuali 12 milioni circa, a quasi 18 milioni, diventando il 33% della popolazione nel 2050. In un colpo solo i due fattori della nostra moltiplicazione aumentano: il numero di persone anziane che ha bisogno di cure aumenta e la loro proporzione sulla popolazione totale cresce, facendo quindi aumentare la spesa media per persona, dato che sono proprio loro che spendono di più pro-capite. Secondo alcuni studi, l'effetto sarà in parte compensato dall'allungamento della vita media (http://ageing.oxfordjournals.org/cgi/reprint/afh187v1.pdf), ma in ogni caso, l'esito non cambia: a bocce ferme la spesa sanitaria italiana è destinata a salire e anche piuttosto in fretta. Bisogna fare qualcosa. Dato che sul numero di persone anziane non possiamo fare molto (a meno di eliminarne qualcuna, come simpaticamente suggerisce Beppe Grillo in una delle amare battute del suo ultimo spettacolo), per capire cosa fare, occorre scomporre ulteriormente il secondo fattore della nostra moltiplicazione: la spesa media annua per paziente, che è determinata da:&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: arial;font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;numero di episodi di malattia / cura         X         costo medio di ogni specifica cura&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: arial;font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;Il primo passo da fare è analizzare quali siano gli episodi / malattie più frequenti e cercare di prevenirle. Ad esempio si stima che il 70% e più delle spese sanitarie nei paesi sviluppati sia dovuto a malattie croniche, come diabete, problemi cardio-vascolari, problemi respiratori (che guarda caso colpiscono più frequentemente persone in età avanzata). Per prevenire queste malattie e le loro conseguenze più gravi (il diabete ad esempio può causare gravi problemi alla vista - retinopatie - , o blocco della circolazione ai piedi, con conseguente necessità di amputazione) occorrono due cose:&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;ul style="font-family: arial;"&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Cambiare lo stile di vita: fare esercizio fisico, bere poco (meglio nulla), fumare poco (meglio nulla), avere una dieta equilibrata. Questo si può ottenere solo educando le persone fin da giovani, ad esempio con l'istituzione di corsi di educazione alimentare a scuola, o in ambiti comunitari (centri sportivi, chiese, ecc.)&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Fare più prevenzione: controllare la salute più frequentemente tramite esami clinici (qualche decina di € per un'analisi del sangue) costa meno al singolo individuo e al Ssn, piuttosto che un intervento chirurgico (qualche migliaio di € per un by-pass coronarico). Anche in questo caso l'educazione alla prevenzione è importante, ma va associata ad un facile accesso a strutture sanitarie adeguate&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;span style="font-family: arial;font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;Altri problemi di salute richiedono strategie diverse. Ad esempio gli incidenti stradali e sul lavoro che uccidono e feriscono decine di migliaia di persone ogni anno vanno prevenuti attraverso maggiore sicurezza, quindi collaborazione con chi si occupa di traffico e sicurezza sul lavoro. Sull'insorgenza di tumori, oltre a prevenzione e stile di vita, influisce l'inquinamento ambientale, quindi in questo caso le strategie vanno coordinate strettamente con chi si occupa di protezione dell'ambiente.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: arial;font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;Il secondo ambito d'azione è ridurre il costo medio di ogni specifica cura e qui le strade possono comprendere:&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;ul style="font-family: arial;"&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Riduzione del costo dei farmaci tramite l'introduzione di incentivi ad utilizzare farmaci generici. Ovvero principi attivi con lo stesso effetto dei farmaci "di marca" prodotti dalle grandi multinazionali (Pfizer, Merck, GlaxoSmithKline, Roche, ecc.), che siccome il brevetto è scaduto, possono essere prodotti e venduti da chiunque ne abbia le capacità produttive e di marketing, ovviamente sempre sotto la stretta sorveglianza delle autorità. Questa strategia è già attiva in Italia, ma occorre valutarne i benefici con studi accurati e quindi, se è il caso, incentivarla ulteriormente, ad esempio dando un incentivo in denaro ai farmacisti perché raccomandino l'alternativa generica, ove disponibile.&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Riduzione del costo delle cure incentivando il paziente a ricorrere a servizi meno costosi, che significa innanzitutto rivolgersi agli ospedali (le strutture con costo unitario più elevato) solo in caso di vere emergenze (non per il raffreddore, o per un livido), oppure in caso di interventi chirugici. E dopo la cura in ospedale spostarsi in strutture più piccole di lunga-degenza, oppure essere curati a casa dal medico di base, o infermieri. All'inizio questa strategia richiederà un investimento in formazione del personale, educazione e responsabilizzazione dei pazienti, cambio di cultura nel sistema, acquisto di tecnologie che permettano ai pazienti di comunicare a distanza (computer equipaggiati per trasmettere analisi mediche fatte a casa) con il medico, ma nel lungo termine porteranno benefici. In tal senso il governo Prodi, ed in particolare il Ministro della Salute Livia Turco avevano in programma di lanciare la "Casa della Salute", un'iniziativa per creare strutture di cura snelle sul territorio, all'interno delle ASL, che permettessero di diminuire il carico di lavoro degli ospedali. Dopo i primi 6 mesi di governo però non se ne è saputo più molto... che fine ha fatto la Casa della Salute????&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;span style="font-family: arial;font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-size:130%;" &gt;Il rovescio della medaglia&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;Questi potenziali risparmi non sono ovviamente senza rischi:&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;ul style="font-family: arial;"&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Le case farmaceutiche non saranno contente della concorrenza dei farmaci generici. Ma la continuità del servizio per i pazienti è più importante dei loro profitti e poi hanno fatto abbastanza soldi negli ultimi anni per poter investire nel reinventarsi e portare sul mercato nuove cure brevettate (Glaxo ha generato utili al netto delle tasse per un valore di circa $10 miliardi, nel 2006, nello stesso anno, Merck ne ha generati $4,4 miliardi e Pfizer oltre $19 miliardi)&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;li&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;Le persone che lavorano negli ospedali saranno preoccupate di perdere il posto di lavoro. Non si preoccupino, in ogni caso l'invecchiamento della popolazione colpirà anche la forza lavoro del Ssn, quindi ci saranno posti vacanti più che a sufficienza per assorbire i nuovi aspiranti medici, infermieri, tecnici, amministratori, impiegati, ecc.&lt;/span&gt;&lt;/li&gt;&lt;/ul&gt;&lt;span style="font-size:100%;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: arial;font-family:arial;font-size:100%;"  &gt;La cosa veramente difficile sarà cambiare la mentalità e responsabilizzare le persone. Come speriamo si sarà capito dai paragrafi che precedono, questo è un problema complesso, ovvero composto da parti diverse intersecate fra loro. Queste parti diverse sono innanzitutto gli individui che partecipano alla fornitura dei servizi sanitari, i pazienti / cittadini in primis. Ogni individuo / paziente dovrà assumersi la propria responsabilità, per capire come prevenire i problemi sanitari e come usare i servizi forniti dal Ssn nel modo più efficiente. Solo così potremmo davvero vantarci di un sistema paese con una buona salute fra 40 anni!&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/31020157511349234-4663277075284212078?l=stormysummit.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://stormysummit.blogspot.com/feeds/4663277075284212078/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://www.blogger.com/comment.g?blogID=31020157511349234&amp;postID=4663277075284212078' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31020157511349234/posts/default/4663277075284212078'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/31020157511349234/posts/default/4663277075284212078'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://stormysummit.blogspot.com/2008/03/spesa-sanitaria-il-dilemma-di-una.html' title='Spesa sanitaria: il dilemma di una popolazione che invecchia'/><author><name>Max</name><uri>http://www.blogger.com/profile/13576079152335822998</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='16' height='16' src='http://img2.blogblog.com/img/b16-rounded.gif'/></author><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
